Negli ultimi mesi l’Unione europea ha accelerato sull’uso degli strumenti di difesa commerciale per contrastare importazioni ritenute immesse sul mercato UE a prezzi “di dumping”. In questo quadro rientrano due provvedimenti che stanno facendo molto discutere perché colpiscono prodotti di uso diffuso: le candele e la ceramica da tavola e da cucina.
La Commissione ha imposto dazi antidumping definitivi sulle importazioni di candele, ceri e articoli analoghi originari della Cina, con un’aliquota compresa tra il 56% e il 60% e una durata di cinque anni. L’impostazione di base è quella tipica delle misure antidumping: dopo un’indagine, l’UE conclude che le merci entrano a prezzi sotto il “valore normale” e che questo crea un danno significativo ai produttori europei.
Nella lettura “di contesto”, l’industria UE del settore è descritta come un comparto ampio (migliaia di addetti e decine di imprese) che avrebbe sofferto la concorrenza di importazioni a prezzi ritenuti distorsivi (nello stesso periodo l’UE ha adottato misure antidumping anche su altre categorie di prodotti cinesi).
Ancora più impattante, per il livello dell’aliquota, è l’intervento sulla ceramica da tavola e da cucina: con il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/274 del 5 febbraio 2026, l’UE ha fissato un dazio antidumping del 79% sulle importazioni dalla Cina per una vasta gamma di articoli (porcellana, gres, terracotta) identificati da specifici codici di nomenclatura combinata.
Qui la “svolta” non è solo l’aumento: è anche il passaggio a una tariffa unica invece di un sistema di aliquote differenziate. Nelle sintesi tecniche, la Commissione motiva la scelta richiamando distorsioni e influenza statale sul settore in Cina, difficoltà a rendere “praticabile” un trattamento individuale per la frammentazione del mercato e precedenti di elusione; inoltre, per stimare il valore normale, viene richiamato l’uso di un Paese terzo rappresentativo (nelle ricostruzioni citate: la Turchia).
Per le aziende l’effetto più immediato è sul costo a scaffale: un dazio antidumping elevato può cambiare del tutto la sostenibilità di un approvvigionamento, soprattutto su prodotti a margine già compresso. Nel dibattito italiano, alcune associazioni di filiera hanno evidenziato anche che al 79% può sommarsi il dazio doganale ordinario (in alcune letture indicato al 12%), con un impatto complessivo potenzialmente molto pesante sul prezzo finale.
Accanto al costo, diventano cruciali aspetti “operativi” spesso sottovalutati:
In via conclusiva, candele e ceramica raccontano la stessa direzione: l’UE sta rafforzando l’uso dell’antidumping verso alcune importazioni dalla Cina, con misure che non sono “tecnicalità doganali”, ma leve che incidono direttamente su prezzi, forniture e strategie di sourcing.
Lo Studio rimane a disposizione per approfondimenti in materia.
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