La Corte Suprema statunitense sancisce l’illegittimità dei dazi reciproci
Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema statunitense si è pronunciata in merito alla legittimità dei dazi all’importazione introdotti dal Presidente Donald Trump sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), stabilendo che i dazi introdotti nell’arco del 2025 sono a tutti gli effetti illegittimi.
La Corte ha chiarito che l’IEEPA, pur conferendo al Presidente ampi poteri in caso di emergenza nazionale connessa a minacce esterne, non autorizza l’adozione di misure tariffarie illimitate per portata, entità e durata. Ne consegue che l’utilizzo dell’IEEPA quale fondamento giuridico per l’imposizione generalizzata di dazi eccede il perimetro normativo della disposizione e viola il principio di separazione dei poteri.
Conseguentemente, tramite un Ordine Esecutivo pubblicato lo stesso 20 febbraio, Il Presidente Trump annuncia ufficialmente la fine della riscossione del dazio per i beni coinvolti, importati nel territorio USA. La decisione della Corte apre inevitabilmente la tematica rimborsi: il Governo federale potrebbe essere chiamato a restituire i dazi già riscossi e ora dichiarati illegittimi, con possibili effetti rilevanti per le imprese che abbiano tempestivamente avviato azioni avanti la giurisdizione competente per tutelare il proprio diritto alla ripetizione delle somme versate.
La decisione comporta quindi l’abrogazione dei dazi supplementari applicati con aliquota variabile a seconda del Made in della merce, tra cui il dazio del 15% applicato su beni aventi Made in UE, e altre misure specifiche associate all’IEEPA.
La Presidenza Trump annuncia la nuova strategia
Nella medesima data del 20 febbraio 2026, il Presidente Trump ha adottato una nuova Proclamazione fondata sulla Section 122 del Trade Act del 1974, introducendo un dazio aggiuntivo temporaneo sulle importazioni motivato dall’esistenza di gravi e persistenti problemi nella bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti. Secondo quanto indicato nel provvedimento, gli Stati Uniti registrerebbero un deficit commerciale annuo pari a circa 1,2 trilioni di dollari, un deficit delle partite correnti pari al 4% del PIL e, per la prima volta dal 1960, un saldo del reddito primario negativo. A ciò si aggiungerebbe un marcato deterioramento della posizione patrimoniale netta sull’estero, attestata su valori prossimi al –90% del PIL. Tali elementi, nella ricostruzione dell’Esecutivo, configurerebbero un “ampio e grave deficit della bilancia dei pagamenti”, legittimando l’attivazione dei poteri previsti dalla Section 122.
La misura adottata consiste nell’imposizione di un dazio aggiuntivo del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti, con decorrenza dal 24 febbraio 2026 e durata massima di 150 giorni, salvo eventuale proroga da parte del Congresso.
Il nuovo dazio si applica in aggiunta ai dazi standard, ma non si cumula con le misure già adottate ai sensi della Section 232 del Trade Expansion Act del 1962: laddove una parte dell’importazione sia già soggetta a dazi per motivi di sicurezza nazionale, la nuova maggiorazione si applicherà esclusivamente alla parte non coperta da tali misure.
Sono previste, inoltre, numerose esclusioni, tra cui minerali critici, energia e prodotti energetici, fertilizzanti non disponibili sul mercato interno statunitense, prodotti farmaceutici, alcuni dispositivi elettronici, taluni veicoli e componenti, prodotti aerospaziali, nonché le merci originarie di Canada e Messico e determinati prodotti tessili coperti da accordi di libero scambio centroamericani.
Si specifica che tale decisione non comporta modifiche ad altre restrizioni di differente natura, quali i dazi aggiuntivi della Section 232, ad esempio su prodotti di alluminio e acciaio e i dazi legati al settore automotive, e i dazi aggiuntivi della Section 301.
Per le imprese esportatrici verso gli Stati Uniti si apre quindi una fase di attenzione, caratterizzata dal valutare l’impatto operativo del nuovo dazio temporaneo del 10%, che incide trasversalmente su numerosi flussi commerciali. In tale contesto, sarà fondamentale monitorare l’evoluzione normativa, le eventuali proroghe della misura e i possibili sviluppi sul piano politico e contenzioso.
Lo Studio rimane a disposizione per approfondimenti in materia e per l’analisi dell’impatto delle nuove misure sui flussi commerciali e sulle strategie contrattuali delle imprese.
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