Dal 1° gennaio 2026 esportare verso la Turchia, soprattutto nei settori tessile/abbigliamento, pelle e calzature, richiede un’attenzione in più. Le autorità turche hanno infatti deciso di irrobustire i controlli sulle importazioni e di farlo in modo sempre più digitale, concentrando procedure e verifiche nella piattaforma TAREKS. In pratica, si va verso un sistema più tracciato e strutturato: meno carta, più caricamenti online, e soprattutto controlli tecnici più frequenti e puntuali.
Il punto centrale è che TAREKS diventa lo snodo attraverso cui passano autorizzazioni, documentazione e verifiche di conformità. Questo portale è lo strumento con cui vengono gestiti i controlli, e la merce, prima di entrare nel Paese, deve avere un set di documenti e riscontri tecnici già pronti e coerenti. L’obiettivo è di aumentare la sicurezza dei prodotti e allineare le importazioni agli standard e alle normative turche, anche con riferimento al quadro regolatorio sulle sostanze chimiche, come il KKDIK (spesso descritto come l’equivalente turco del REACH).
Il ruolo dell’importatore turco diventa ancora più determinante. È lui che deve registrarsi su TAREKS, gestire la pratica e caricare la documentazione richiesta. Serviranno rapporti di prova rilasciati da laboratori accreditati, cioè evidenze verificabili e formalmente riconosciute.
I controlli possono essere di due tipi. Da un lato ci sono le verifiche documentali, che puntano a controllare che i file caricati siano corretti, completi e coerenti con quanto richiesto. Dall’altro lato crescono le prove tecniche, con test chimici e meccanici sui prodotti: ad esempio verifiche su sostanze come nichel, ftalati o cromo VI, oltre a test sulle prestazioni del prodotto (resistenza, tenuta, requisiti meccanici), a seconda della tipologia merceologica.
Lo Studio rimane a disposizione per eventuali approfondimenti in materia.